Una tipica ricetta pasquale

Le principali festività legate al cristianesimo sono molte sentite in Italia, e con il tempo si sono trasformate anche in qualcosa di diverso da semplici rituali legati alla religione.

Infatti il Natale, che ricorda la nascita di Gesù Cristo, e la Pasqua, che ne ricorda la resurrezione, con il tempo hanno sviluppato delle tradizioni che oggi sono immancabili per celebrare tali feste in modo davvero completo.

Tra queste tradizioni, ovviamente, non possono mancare quelle culinarie.

Nel nostro Paese la tavola è molto importante, e il Natale o la Pasqua non vengono del tutto rispettati se non si preparano anche i piatti tipici regionali che sono stati messi a punto nel corso dei secoli.

Nessun pasto, poi, può finire senza un bel dolce: e se il dolce per eccellenza del Natale è il panettone, quello della Pasqua è la colomba.

La colomba pasquale è un soffice preparato fatto di ingredienti semplici ma ottenuto attraverso una lunga lavorazione.

Ciò che maggiormente caratterizza la colomba è la glassatura con le mandorle e la forma, che ricorda proprio quella del bianco uccello simbolo anche di pace.

La simbologia che cela questa torta lievitata è infatti fin troppo facile da comprendere: ma è davvero così? In realtà con il tempo si sono raccontate tante leggende sul modo in cui nacque la colomba, e oggi la realtà sembra perdesi nel mito.

Prevalentemente sono tre le storie che si narrano circa la nascita della ricetta della colomba. La prima risale alla lontana epoca longobarda, quando il re Alboino mise sotto assedio la città di Pavia dopo aver oltrepassato le Alpi.

I cittadini cercano di ingraziarsi il sovrano facendogli dono di soffici pani che erano stati sagomati con la forma di una colomba. Il re li trovò così squisiti che, anziché mettere a ferro e fuoco la città di Pavia, fu magnanimo e la risparmiò dal saccheggio.

La seconda versione della storia che racconta come nacque la colomba pasquale si svolge qualche anno più tardi, intorno al 610, all’epoca in cui regnava la regina Teodolinda.

La sovrana doveva ospitare al suo desco un sant’uomo, San Colombano, e credendogli di fare cosa gradita gli imbandì una tavola ricolma di cacciagione e selvaggina.

Ma era il periodo di Quaresima e San Colombano non aveva intenzione di toccare la carne.

Per non offendere comunque la regina, benedisse la tavola e, miracolosamente, le carni si tramutarono in dolci di colore bianco, come era la tunica che indossava il santo.

La terza e ultima versione racconta infine della battaglia di Legnano, quando due colombe vegliarono sulle insegne della Lega Lombarda che si batteva contro il temibile Federico Barbarossa.

In loro onore furono realizzati dei pani che avevano la sagoma di quegli uccelli. Le storie che si raccontano sono molto suggestive e chissà che non conservino un fondo di verità.

Più prosaicamente, però, si fa risalire l’origine della colomba ai primi anni del Novecento e ad un’operazione commerciale voluta dalla Motta, che escogitò così un modo per utilizzare i macchinari usati per fare i panettoni a Natale anche nel periodo pasquale.

Che si voglia credere alla leggenda o alla storia sta di fatto che la colomba è ormai affermata nell’immaginario collettivo degli italiani come il dolce pasquale per eccellenza, e gli ingredienti di cui fatto sono davvero molto elementari.

Ecco perché nessuno impedisce alle nostre cuochine di provare a farne una in casa, anziché acquistare quella confezionata! Ciò che richiede un notevole impegno è la preparazione, che è lunga in quanto richiede tre lievitazioni.

Ma se si avrà la pazienza di seguire il procedimento fino in fondo, si potrà gustare un dolce morbidissimo da cuocere rigorosamente nel tradizionale stampo a forma di colomba.

Una tipica ricetta pasquale

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